Sport

La capacità di saper rimanere a galla, sulla cresta dell’onda, in ogni situazione è tanto difficile da acquisire quanto fondamentale, nel kayak come nella vita di tutti i giorni.

Alla continua ricerca di equilibrio

Una storia lunga trent’anni

Quante emozioni in gioco nel corso di questi anni, quanto tempo speso alla ricerca di soluzioni per restare in equilibrio! Ricordo nitidamente il primo giorno in cui sono andata in canoa. La mattina, a scuola, pensavo solo a cosa mi aspettasse quel pomeriggio e poi, appena messo il piede nell’imbarcazione, sono caduta dritta in acqua. Avevo 11 anni e va da sé che non avrei mai pensato al percorso a cui quella delusione aveva appena dato il via: ho svuotato la canoa e sono risalita. Ci ho riprovato, ancora e ancora, finché non sono riuscita a reggermi in equilibrio. Per passare da quei primi momenti, concentrata a restare a galla, a cavalcare la cresta dell’onda nei momenti in cui conta, ne è passata di acqua sotto la mia pagaia. La mia storia in kayak è durata ben 36 anni, per l’esattezza, che con lo sguardo di oggi posso suddividere in 3 periodi: 12 anni di apprendistato, 12 per salire l’Olimpo, e altri 12 per godermi la bella vista e dare l’addio al “mio” sport in maniera degna del mio percorso. 

Potrei anche dire che negli ultimi due periodi ho gareggiato in doppio perché in quei 24 anni sono stata seguita da mio marito, che faceva anche le veci dell’allenatore oltre che del mio partner.

Abbiamo costruito una piccola impresa familiare, che è stata anche la base per vivere un sogno collettivo: salire sul podio con i nostri due figli, nati a distanza di 8 anni, nel 1995 e nel 2003 – ovviamente, a cavallo tra due cicli olimpionici.

Negli anni ho affrontato sfide su sfide, ognuna unica per le sue specifiche peculiarità, che hanno richiesto l’atteggiamento adatto per essere superate con successo. Oggi, quando mi chiedono cosa ci ha permesso di cavalcare la cresta dell’onda per così a lungo, non faccio più l’elenco di tutte le competenze che abbiamo attivato: la curiosità, la passione, la perseveranza, il mindset, il teamwork, il coraggio di provarci e di innovare, l’arte di ascoltarsi e motivarsi ogni giorno di nuovo… Cito invece quella competenza game changer che ha veramente cambiato, per me, tutte le carte in tavola: la capacità di imparare. Comprendo che possa sembrare un’affermazione banale, eppure è tutto vero – potenzialmente possiamo imparare tutto ciò che ancora non sappiamo fare oppure non sappiamo essere.

Proprio questo è, in sostanza, il messaggio che oggi porto dentro le aziende, che si tratti di speech motivazionali oppure attività di formazione continua: se accendiamo queste forze intrinseche di cui sono dotati tutti gli esseri umani – la curiosità di sapere e la capacità di imparare – attraverso gli stimoli giusti e un buon allenamento, possiamo conquistare e consolidare tutte le competenze di cui i contesti organizzativi umani ormai non possono più fare a meno.

 

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